Tratto dalla versione on line del Giornale di Vicenza del 14/01/2009 http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Provincia/127144/ mercoledì 14 gennaio 2009
Castelgomberto, i "forestieri" dovranno versare al momento di chiedere la residenza 100 euro
Tratto dalla versione on line del Giornale di Vicenza del 14/01/2009 http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Provincia/127144/ martedì 13 gennaio 2009
20% Irpef ai Comuni: il Coordinamento del Nord accoglie la proposta del PD veneto
Dal sito del PD Veneto riceviamo e volentieri pubblichiamoSuccesso per la delegazione veneta al primo incontro del Coordinamento del PD del Nord, oggi a Milano: è stata raccolta dagli amministratori delle altre regioni settentrionali la battaglia dei sindaci veneti per anticipare il federalismo, introducendo la compartecipazione al gettito Irpef da parte dei Comuni in percentuale del 20%.La nutrita delegazione veneta era guidata d
all’on. Alessandro Naccarato, coordinatore dell’esecutivo regionale, e da Marta Meo, responsabile della Questione Settentrionale e regista dell’incontro assieme ai colleghi lombardi.«La proposta dei sindaci veneti del 20% dell’Irpef ai Comuni ha convinto i colleghi delle altre regioni – racconta Paolo Giacon, responsabile della segreteria politica di Paolo Giaretta – Verrà approfondita per portarla al tavolo programmatico nazionale del partito perché è stata giudicata concreta, lungimirante e allo stesso tempo di immediata applicazione, a differenza del disegno di Calderoli che promette di realizzare il federalismo tra 10-15 anni. Diversamente dalla Lega che chiacchiera di federalismo, gli amministratori del Partito Democratico fanno proposte concrete».Il Coordinamento del Nord ha messo in calendario una serie di appuntamenti importanti, in vista del congresso programmatico nazionale di metà marzo. «C’è stata una discussione molto franca e molto aperta tra tutti gli amministratori, soprattutto sulle misure anticrisi, su cui c’è grande accordo. Sono particolarmente soddisfatta del contributo dato dagli amministratori veneti, che sono intervenuti numerosi e con proposte di grande qualità e buon senso – spiega Marta Meo, una degli organizzatori del meeting milanese – Siamo arrivati a mettere in calendario alcuni importanti incontri, tra cui quello del 13 febbraio a Novara in Piemonte, a cui parteciperanno parlamentari e consiglieri regionali sul tema del federalismo e delle autonomie locali, e la convention programmatica del Nord del 2 marzo a Padova. Eventi che serviranno a elaborare una piattaforma programmatica unitaria del PD delle regioni del Nord con cui andare al congresso programmatico nazionale di metà marzo».Il dibattito oggi a Milano ha affrontato i temi cari al Nord, dalla necessità di potenziare la rete di infrastrutture al sostegno alle PMI, dalla questione sicurezza e legalità a quella del nuovo welfare per i nuovi bisogni delle famiglie.«La strada imboccata è quella giusta e darà frutti positivi – conclude Giacon – Gli amministratori locali sono la vera grande forza del Partito Democratico, le gambe su cui cammina, le orecchie che ascoltano i cittadini, le risposte più efficaci ai loro problemi quotidiani. Attraverso il valore degli amministratori passa il riscatto del PD, la capacità di uscire dalle secche che l’hanno bloccato negli ultimi mesi. A Milano, oggi, si è percepita una grande voglia di fare, un’energia positiva e, insieme, una marcata unità di intenti, elementi fondamentali per una nuova fase di rilancio del partito. Il Coordinamento del PD del Nord ha tutte le carte in regola per essere il vero motore dell’innovazione e del cambiamento nel PD e nel Paese». venerdì 9 gennaio 2009
IL 6 E 7 GIUGNO IN EUROPA SI VOTA PER IL RINNOVO DEL PARLAMENTO
Dall'adesione della Romania e della Bulgaria, nel 2007, il Parlamento europeo conta un totale temporaneo di 785 deputati, di cui 78 italiani. Il trattato di Nizza, attualmente in vigore, prevede un'Assemblea composta di 736 deputati, di cui 72 italiani. E' su questa base che si svolgeranno le elezioni in tutta l'UE, dal 4 al 7 giugno. In Italia, il governo ha deciso di chiamare i cittadini alle urne il sabato 6 giugno pomeriggio e la domenica 7 tutto il giorno, mentre in altri Stati membri - come il Regno Unito - si voterà già il 4 giugno. I risultati, però, saranno svelati solamente il 7 sera, quando le operazioni di voto saranno terminate in tutti i seggi elettorali dell'Unione europea. Durante il Vertice dell'11 e 12 dicembre, i capi di Stato e di governo dell'UE hanno ottenuto dall'Irlanda l'impegno a ripetere il referendum sulla ratifica del Trattato di Lisbona. Se il popolo irlandese, anche grazie ad alcuni concessioni, si pronunciasse a favore della ratifica, ribaltando la precedente consultazione che ha fermato la riforma istituzionale, il Trattato di Lisbona potrà entrare in vigore nel 2010. Ciò avrebbe delle conseguenze anche sul numero di deputati al Parlamento europeo. Infatti, questo trattato prevede un totale di 751 deputati. Rispetto al numero previsto dal trattato di Nizza, diversi Stati membri vedrebbero innalzarsi il numero di deputati: la Spagna ne avrebbe 4 in più, la Francia, l'Austria e la Svezia 2 e Italia, Regno Unito, Polonia, Paesi Bassi, Lettonia, Slovenia e Malta uno. La Germania, invece, ne avrebbe 3 in meno (si veda la tabella più sotto). Con l'entrata in vigore del trattato di Lisbona, gli Stati membri che hanno diritto a deputati supplementari vedranno aumentare le loro delegazioni. Ma, visto che non è ipotizzabile che tre deputati tedeschi eletti nel giugno 2009 rinuncino al mandato l'anno successivo, i capi di Stato e di governo hanno convenuto che, a titolo temporaneo e fino alla fine delle legislatura nel 2014, il Parlamento europeo sarà composto di 754 membri. E' peraltro possibile una nuova modifica del numero di deputati in caso di nuove adesioni all'UE. Per poter votare alle elezioni europee, il cittadino italiano deve aver compiuto il 18° anno di età ed essere iscritto nelle liste elettorali. Sono anche considerati elettori i cittadini degli Stati membri dell'UE che, a seguito di formale richiesta presentata entro tre mesi dalla tornata elettorale, abbiano ottenuto l'iscrizione nella lista elettorale del comune italiano di residenza. Per poter essere eletto al Parlamento europeo come membro della delegazione italiana, invece, occorre aver compiuto 25 anni entro il giorno delle elezioni. Sono inoltre eleggibili cittadini degli altri Stati membri dell'UE che siano in possesso dei requisiti di eleggibilità previsti dalle leggi italiane e che non siano decaduti dal tale diritto nel loro Stato membro di origine. Le norme europee e italiane prevedono una serie di incompatibilità con il mandato al Parlamento europeo: Le incompatibilità “europee” La carica di membro del Parlamento europeo è incompatibile con molte altre funzioni a livello comunitario:
- membro della Commissione europea;
- giudice, avvocato generale o cancelliere della Corte di giustizia o del Tribunale di primo grado;
- membro del comitato esecutivo della Banca centrale europea;
- membro della Corte dei conti;
- Mediatore europeo;
- membro del Comitato economico e sociale;
- membro del Comitato delle Regioni;
- membro dei comitati od organismi istituiti in virtù o in applicazione dei trattati UE;
- membro del consiglio d'amministrazione, del comitato direttivo ovvero impiegato della Banca europea per gli investimenti;
- funzionario o agente, in attività di servizio, delle istituzioni delle Comunità europee o degli organismi specializzati che vi si ricollegano o della Banca centrale europea.
Le incompatibilità “nazionali” A livello nazionale, il mandato europeo è incompatibile con l'ufficio di deputato e di senatore, con la carica di componente del governo di uno Stato membro e con l'incarico di Presidente di Regione o assessore regionale. Una legge del 2004 ha introdotto le ulteriori incompatibilità con le cariche di consigliere regionale, presidente di provincia e sindaco di comune con popolazione superiore a 15.000 abitanti. Riguardo al mandato di sindaco e di presidente di provincia, tuttavia, la legge italiana prevede una norma transitoria che consente agli eletti al Parlamento europeo nel 2004 di continuare a ricoprire le loro cariche nei rispettivi enti locali fino alla conclusione del mandato nazionale. La ripartizione degli eurodeputati italiani nei diversi gruppi politici Ad oggi, dei 785 deputati membri del Parlamento europeo, 78 deputati sono italiani: 24 aderiscono al PPE/DE (che conta un totale di 288 membri), 17 al PSE (217 membri), 13 all'UEN (44 membri), 12 all'ALDE (100 membri), 7 alla GUE/NGL (41 membri) e 2 al gruppo Verde/ALE (43 membri). Tre deputati fanno parte dei "Non iscritti" (l'equivalente del gruppo misto, 30 membri). Nessun deputato italiano è iscritto al gruppo IND/DEM.
martedì 9 dicembre 2008
Rifkin, grazie alll'energia fai-da-te ci salveremo dal nucleare

Superata questa crisi, in generale possiamo sentirci sicuri? "Il problema col nucleare è che si tratta di un'energia con basse probabilità di incidente, ma ad alto rischio. Ovvero: non succede quasi mai niente di brutto, ma se qualcosa va storto può essere una catastrofe. Come Chernobyl". Il governo italiano ha confermato l'inizio della costruzione delle nuove centrali entro il 2013. Coerenza o azzardo? "Non capisco i termini della discussione in corso in Italia. Amo il vostro paese, lo seguo da anni ma questa volta mi sento davvero perso. I sostenitori dicono: il nucleare è pulito, non produce diossido di carbonio, quindi contribuirà a risolvere il cambiamento climatico. Un ragionamento che non torna se solo si guarda allo scenario globale. Oggi sono in funzione nel mondo 439 centrali nucleari e producono circa il 5% dell'energia totale. Nei prossimi 20 anni molte di queste centrali andranno rimpiazzate. E nessuno dei top manager del settore energetico crede che lo saranno in una misura maggiore della metà. Ma anche se lo fossero tutte si tratterebbe di un risparmio del 5%. Ora, per avere un qualche impatto nel ridurre il riscaldamento del pianeta, si dovrebbe ridurre del 20% il Co2, un risultato che certo non può venire da qui". Un finto argomento quindi quello del nucleare "verde"? "Non in assoluto, ma relativamente alla realtà, sì. Perché il passaggio al nucleare avesse un impatto sull'ambiente bisognerebbe costruire 3 centrali ogni 30 giorni per i prossimi 60 anni. Così facendo fornirebbe il 20% di energia totale, la soglia critica che comincia a fare una differenza. C'è qualcuno sano di mente che pensa che si potrebbe procedere a questo ritmo? La Cina ha ordinato 44 nuove centrali nei prossimi 40 anni per raddoppiare la sua potenza produttiva. Ma si avvia ad essere il principale consumatore di energia...". Ci sono altri ostacoli lungo questa strada? "Io ne conto cinque, e adesso vi dico il secondo. Non sappiamo ancora come trasportare e stoccare le scorie. Gli Stati Uniti hanno straordinari scienziati e hanno investito 8 miliardi di dollari in 18 anni per stoccare i residui all'interno delle montagne Yucca dove avrebbero dovuto restare al sicuro per quasi 10 mila anni. Bene, hanno già cominciato a contaminare l'area nonostante i calcoli, i fondi e i super-ingegneri. Davvero l'Italia crede di poter far meglio di noi? L'esperienza di Napoli non autorizza troppo ottimismo. E questa volta i rifiuti sarebbero nucleari, con conseguenze inimmaginabili". Ecoballe all'uranio, un pensiero da brividi. E il terzo ostacolo? "Stando agli studi dell'agenzia internazionale per l'energia atomica l'uranio comincerà a scarseggiare dal 2025-2035. Come il petrolio sta per raggiungere il suo peak. I prezzi, quindi, andranno presto su. Ciò si ripercuoterà sui costi per produrre energia togliendo ulteriori argomenti a questo malpensato progetto. Aggiungo il quarto punto. Si potrebbe puntare sul plutonio. Ma con quello è più facile costruire bombe. La Casa Bianca e molti altri governi fanno un gran parlare dei rischi dell'atomica in mani nemiche. Ma i governi buoni di oggi diventano le canaglie di domani". Siamo arrivati così all'ultima considerazione. Qual è? "Che non c'è abbastanza acqua nel mondo per gestire impianti nucleari. Temo che non sia noto a tutti che circa il 40% dell'acqua potabile francese serve a raffreddare i reattori. L'estate di cinque anni fa, quando molti anziani morirono per il caldo, uno dei danni collaterali che passarono sotto silenzio fu che scarseggiò l'acqua per raffreddare gli impianti. Come conseguenza fu ridotta l'erogazione di energia elettrica. E morirono ancora più anziani per mancanza di aria condizionata". Se questi sono i dati che uso ne fa la politica? "Posso sostenere un dibattito con qualsiasi statista sulla base di questi numeri e dimostrargli che sono giusti, inoppugnabili. Ma la politica a volte segue altre strade rispetto alla razionalità. E questo discorso, anche in Italia, è inquinato da considerazioni ideologiche". In che senso? C'è un'energia di destra e una di sinistra? "Direi modelli energetici élitari e altri democratici. Il nucleare è centralizzato, dall'alto in basso, appartiene al XX secolo, all'epoca del carbone. Servono grossi investimenti iniziali e altrettanti di tipo geopolitico per difenderlo". E il modello democratico, invece? "È quello che io chiamo la "terza rivoluzione industriale". Un sistema distribuito, dal basso verso l'alto, in cui ognuno si produce la propria energia rinnovabile e la scambia con gli altri attraverso "reti intelligenti" come oggi produce e condivide l'informazione, tramite internet". Immagina che sia possibile applicarlo anche in Italia? "Sta scherzando? Voi siete messi meglio di tutti: avete il sole dappertutto, il vento in molte località, in Toscana c'è anche il geotermico, in Trentino si possono sfruttare le biomasse. Eppure, con tutto questo ben di dio, siete indietro rispetto a Germania, Scandinavia e Spagna per quel che riguarda le rinnovabili". Ci dica come si affronta questa transizione. "Bisogna cominciare a costruire abitazioni che abbiano al loro interno le tecnologie per produrre energie rinnovabili, come il fotovoltaico. Non è un'opzione, ma un obbligo comunitario quello di arrivare al 20%: voi da dove avete cominciato? Oggi il settore delle costruzioni è il primo fattore di riscaldamento del pianeta, domani potrebbe diventare parte della soluzione. Poi serviranno batterie a idrogeno per immagazzinare questa energia. E una rete intelligente per distribuirla". Oltre che motivi etici, sembrano essercene anche di economici molto convincenti. È così? "In Spagna, che sta procedendo molto rapidamente verso le rinnovabili, alcune nuove compagnie hanno fatto un sacco di soldi proprio realizzando soluzioni "verdi". Il nucleare, invece, è una tecnologia matura e non creerà nessun posto di lavoro. Le energie alternative potrebbero produrne migliaia". A questo punto solo un pazzo potrebbe scegliere un'altra strada. Eppure non è solo Roma ad aver riconsiderato il nucleare. Perché? "Credo che abbia molto a che fare con un gap generazionale. E ve lo dice uno che ha 63 anni. I vecchi politici, cresciuti con la sindrome del controllo, si sentono più a loro agio in un mondo in cui anche l'energia è somministrata da un'entità superiore". (7 giugno 2008)
giovedì 4 dicembre 2008
Luca Balzi approfondisce la vicenda politica del Consiglio Comunale di Vicenza
Luca Balzi ci invia una sua intervista rilasciata al settimanale di TVA VICENZA "La Domenica di Vicenza". Approfondisce la vicenda politica del consiglio comunale del capoluogo provinciale e si addentra su come sostenere l'azione del Sindaco Achille Variati. Crediamo che questo sia un buon viatico anche per i piccoli comuni che si preparano a rinnovare le amministrazioni comunale come il nostro. Luca Balzi, è la sua prima esperienza in Consiglio Comunale: se l'aspettava così? Non avevo particolari aspettative e non me lo sognavo di notte. Devo dire che la trovo un’esperienza stimolante e interessante.
Con una giunta voluta dal sindaco e con lo scarso peso sino ad ora avuto dai partiti di maggioranza non si sente un po' uno 'yes man'?
Neanche per idea. La Giunta ha molto potere e il Sindaco moltissimo, ma noi consiglieri facciamo la nostra parte. E abbiamo subito messo in chiaro che la disciplina del voto passa attraverso la preventiva discussione in gruppo consigliare di tutti gli oggetti importanti in discussione. Poi, in Consiglio, bisogna tener conto anche delle osservazioni della minoranza.
Lei è del PD: sta con i riformisti o con la linea del neo segretario cittadino Veltroni?
Io sto con Claudio Veltroni e sostengo che, essendo tutti noi riformisti, sarebbe bene che nessuno usasse quel termine per distinguersi dagli altri.
Comunque concorda o meno con chi vorrebbe un maggior peso del PD nel determinare le linee di giunta?
Io penso che il partito non vada ridotto a mero fatto organizzativo e che la Giunta non possa e non debba essere considerata il braccio operativo del partito. Occorre una mediazione. Dopo qualche iniziale divaricazione, mi pare che ora le cose stiano andando nella direzione giusta. E il gruppo consigliare funge da cerniera. Poi Sindaco e Giunta devono avere anche la loro autonomia, come deve averla il partito.
C'è qualche suo collega che avrebbe meritato la promozione in giunta?
Andare in Giunta non la considero una promozione. E’ un ruolo diverso. Si ha più potere gestionale, questo è vero, ma si è avulsi dal dibattito politico-amministrativo che ha la sua sede in Consiglio. In più si dipende in tutto dal Sindaco che, quando vuole, ti può mandare a casa.
Come si traduce il successo del centrosinistra nelle scorse amministrative (vinte da Variati più che dalla coalizione) in un consenso popolare di maggioranza?
La nostra vittoria è stata meritata ma risicata. Ed è stata dovuta a grandissimi errori della destra. Noi dobbiamo dimostrare di saper governare e governare bene, andando incontro alle esigenze dei cittadini. Quello che ha saputo fare Zanonato a Padova, che si è fatto scegliere, lui ex comunista, da una Città sostanzialmente di destra.
Lei ha affermato di 'aderire al PD con sempre maggiore disagio vista l'ondivaga posizione del partito a livello nazionale'. A livello locale invece?
Nel Pd io ci sto bene, ma non mi sfuggono i limiti di una linea politica che si è fermata a metà del guado. Walter Veltroni ha avuto molto coraggio, ma non abbastanza. In città c’è adesso un gran fermento. Vedremo cosa saprà fare il nostro Veltroni, Claudio, in questi mesi che ci separano dal congresso.
A molti però la posizione sul Dal Molin è parsa a qualcuno 'strumentale', insomma servivano i voti della Bottene e c. per vincere le elezioni ma sapevate già dall'inizio che non si poteva più fermare la nuova base visti gli accordi tra Stati. Perché nessuno l'ha davvero spiegato alla gente del No al Dal Molin?
Che fosse difficile fermare la Base, lo si sapeva. Variati ha voluto offrire ai Vicentini la possibilità di esprimere il loro no. Pur con una partecipazione straordinaria, date le condizioni, i Vicentini non hanno sfruttato l’occasione. Adesso dobbiamo toglierci dai piedi questo problema negoziando le contropartite più utili alla città.
Il rischio è una deriva violenta? In fondo Variati sta già pagando il prezzo con minacce di morte e vita sotto scorta..
Chi minaccia un Sindaco come Variati, che si è esposto come si è esposto perché anche il no alla Base avesse voce, è solo un terrorista e come tale va considerato.
Parliamo di PAT, lei è in commissione territorio: quali caratteristiche dovrà avere?
Mi rendo conto che la Territorio è una commissione cruciale in questa Amministrazione, perché dovremo varare il Pat.
E’ sempre antipatico e anche scontato criticare la precedente maggioranza, ma non posso non rilevare che abbiamo ricevuto in eredità una situazione non proprio cristallina. Il sindaco Hüllweck, durante il suo lungo mandato, ha cambiato vistosamente linea politica, in tema di urbanistica. Quelli che erano i suoi acerrimi nemici sono diventati i suoi amici, a spese di un ordinato ed equilibrato sviluppo della Città. Abbiamo assistito a un traumatico cambio di assessori, con la defenestrazione di Franzina e l’incoronazione di Zocca. C’era il fondato sospetto che qualche gruppo di potere venisse guardato con un occhio di riguardo.
Tutto ciò deve finire. La Città, le esigenze del suo equilibrato sviluppo, il rispetto dell’ambiente e delle compatibilità devono prevalere su ogni altra considerazione. E i cittadini, singoli, gruppi, imprese, operatori del settore, devono essere messi sullo stesso piano senza preferenze e scorciatoie. Senza alcuna idiosincrasia per il mattone e per il cemento, senza indulgenze nei confronti degli affarismi. E trasparenza, tanta trasparenza. Basta con le trattative riservate tra Comuni e privati. Criteri noti, validi per tutti.
E qualità. Siamo la Città del Palladio con alcune indecenti periferie, dove si è badato solo alla cubatura e al guadagno.
Differiscono molto dal lavoro svolto da Zocca? Sarà una città diversa?
Mi pare di avere già risposto sopra.
Che idea ha sui piani di intervento?
Noi abbiamo già varato il Pua 215, ereditato dalla precedente Amministrazione, che lo aveva discusso, definito e poi non era riuscita a portarlo in Consiglio comunale. In tale occasione abbiamo assistito a una comica: gli assessori della Giunta che approvò quel Piano, ora consiglieri di minoranza, hanno votato contro. Non solo, si sono opposti anche con forza.
Si è distinto, nell’operazione, Maurizio Franzina, il capogruppo di fatto del Pdl. Essendo persona intelligente, che rifugge dal rischio del ridicolo, e non volendo pensare che in realtà egli difendesse interessi configgenti, ho cercato di spiegarmi le ragioni di questi strano e incomprensibile atteggiamento. E sono arrivato a questa conclusione. Delle due l’una o tutte e due.
O aveva in animo di fare un dispetto al suo amico-nemico Marzo Zocca, l’assessore che quel piano lo ha voluto, o aveva un disegno ancora più sottile. Dimostrare alla Città che la Giunta Variati, abilissima a convocare fiaccolate, consultazioni popolari, comizi in piazza del Signori, è del tutto incapace di affrontare e risolvere problemi concreti. Una Amministrazione della predica e non del fare. Un’Amministrazione tutta presa dal Dal Molin, disattenta sui temi dello sviluppo.
Non abbiamo dato soddisfazione a Maurizio Franzima e abbiamo votato compatti il Pua 215, anche se era stato preparato da Marco Zocca. Questa la nostra risposta. Non tirarci indietro, non dire pregiudizialmente di no, trattare e verificare. Costatata poi l’utilità pubblica, ricavare per la Città il massimo che si può.
Contano molto le lobby di potere cittadino nella definizione del PAT? Ed esistono queste lobby?
Ci sono, ci sono sempre state, è normale che ci siano. Quello che non è normale è che usino armi di pressione improprie e che il Comune, per convenienza o per paura, cali le brache.
Sono convinto che con noi questo non avverrà. Abbiamo un assessore, Francesca Lazzari, intenzionata a non lasciarsi condizionare. C’è un gruppo consigliare pronto a darle una mano.
C'è anche un PUT (piano urbano del traffico ndr) che langue: sarà pronto in primavera? Ed il PAT(piano di assetto del territrio ndr)?
La domanda va rivolta agli assessori Ennio Tosetto e Francesca Lazzari, che per altro godono della mia totale fiducia politica. Non stupida acquiescenza, la politica in una amministrazione comunale si misura nel declinare la parola “ fare “, come ci ricorda spesso una seria e retta persona; l’assessore all’edilizia privata Pierangelo Cangini.
